Comune di Oliveto Citra

Percorso didattico – divulgativo
alla scoperta delle “MOFETE” di Oliveto Citra (SA)

Il comune di Oliveto Citra (SA) si inserisce tra i comuni del salernitano come quello più interessante per quanto riguarda il degassamento naturale dal suolo, intendendo con tale terminologia una miscela di gas naturali ( CO2, SO2 – Anidride solforosa -, H2S - acido solforico-, Elio, Metano, Azoto, idrocarburi aromatici ed altri gas), che risalendo dalle profondità della Terra trovano, come via preferenziale, faglie e fratture.
Nel comprensorio comunale di Oliveto Citra sono state riscontrate ben dieci venute di gas, le cosi dette “Mofete”, con o senza la presenza di acqua.

Queste “Mofete” costituiscono un sito di particolare interesse geologico definito “Geosito”.
L’individuazione dei “geositi” offre numerose opportunità:
Le “Mofete” di Oliveto come tutte le venute di gas del nostro pianeta, si collocano in prossimità di faglie. Durante la risalita dalla profondità della Terra questi gas, possono intercettare la falda acquifera dando vita spesso a manifestazioni spettacolari con la formazione di soffioni e/o geyser; in altri casi il degassamento avviene senza l’intercettazione della falda, in questi casi si assiste alla visione sul suolo di zone in assenza completa di vegetazione (fenomeno causato dal fatto che questi gas sono letali per la maggior parte degli esseri viventi fatta eccezione per alcune specie di batteri) e con forte odore di zolfo.


Mofeta denominata "DIAMANTE"





Mofesta denominata "FOSSA DEL BUE"



Mofeta sulla provinciale per Oliveto (lato sinistro)




Mofeta sulla provinciale per Oliveto (lato destro)


Tra le “mofete” di Oliveto, la più estesa è certamente la “Varchera” o sorgente solfurea, visibile persino dalle immagini da satellite.







Mofeta denominata “LA VARCHERA”

Il termine “Mofeta” deriva da Mefite divinità italica legata alle acque, invocata per la fertilità dei campi e per la fecondità femminile.
Il nome Mefitis è sicuramente Osco, con significato "colei che si inebria" o ancora - sembra con maggiore probabilità - "colei che sta nel mezzo", ovvero entità intermedia fra cielo e terra, fra morte e vita.
Per comprendere il culto della dea Mefite, occorre partire dai secoli XI-X a.c.., quando gli Oschi (o Osci o Ausoni), stanziati a sud dell'Umbria, con l'espansione Etrusca, unitamente alla loro crescita demografica, spinsero alcune tribù a muoversi lungo l'Appennino in direzione sud. Una parte degli Hirpini, giunse alle acque mefitiche e al culto della Mefite attorno cui stabilirono villaggi, riunendosi poi tra loro per motivi difensivi e per eleggere i magistrati.
Col passare dei secoli, la diffusione di racconti che riportavano prodigi e miracoli della Dea attrassero sempre più credenti verso la valle sacra alla Dea Mefite Valle d’Ansanto in Rocca San Felice (Av).
Nella Nostra area d’interesse il culto per la dea Mefite trova collocazione tra le loc. Casale, Aia Sofia, S.Sisto, e Pistello Murzio in territorio di Senerchia.
[...] Nelle vicinanze di dette sorgenti sono stati rinvenuti casualmente ex – voto, quali monete di vario tipo, vasetti votivi e qualche pendaglio di ambra rossa. (Attualmente conservati al Museo Archeologico Provinciale di Salerno). Inoltre, ad Oliveto Citra, nelle vicinanze della sorgente S.Sisto, non mancano i ruderi di antiche chiese cristiane: quella di S. Nicola in loc. Pistello Murzio a confine col tenimento di Senerchia, e quelle di Santa Maria de Faris alla località Casale. Gli ex – voto, a parte l’importanza storico – archeologica sono di alcun valore tuttavia non si può smentire la grande importanza religiosa per la dea Mefite che fu venerata da gente semplice disposta ad ogni privazione [...] Il rito si svolgeva mediante preghiere e canti che i fedeli elevavano assistendo sbigottiti ai sacrifici degli animali che non venivano sgozzati, ma fatti accostare al cratere esalante i gas venefici. Allo stesso tempo i pellegrini gettavano direttamente nella sorgente ex – voto, monete, od altri oggetti in segno di propiziazione verso la divinità [...]
Il culto mefitico venne minato prima dalla politica di Roma e dopo dal Cristianesimo, quindi scomparve del tutto durante il IV secolo d.C.

Perché “le mofete” sono oggetto di studi scientifici?

Su scala globale è risaputo che emissioni di COe di altri gas sono associate a zone  simicamente attive.
Il degassamento terrestre è apparentemente un processo non uniforme nello spazio e nel tempo, ma è controllato in grande misura dalla distribuzione e dalle condizioni di stress delle numerose fratture crostali.
Vi è da precisare che gli esatti meccanismi di tali variazioni non sono stati, ancora del tutto chiariti, anche se probabilmente le variazioni osservate, non sono da mettere in stretto rapporto con le scosse sismiche ma all’intero processo sismico che colpisce una determinata area.
Infatti, l’emissione superficiale dei fluidi può spesso portare testimonianza dei processi geologici profondi come quelli sismici.

Perciò, nelle regioni sismicamente attive dove sono presenti fluidi con marcatori profondi lo studio dei gas e delle acque rappresenta un importante strumento nella comprensione dei fenomeni sismologici.

Lo studio delle “mofete di Oliveto Citra” è stato parte integrante di un progetto dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, meglio noto con la sigla INGV e il Dipartimento della Protezione Civile, dal titolo:

“Progetto INGV – DPCV5 CATALOGO DELLE EMISSIONI GASSOSE ITALIANE”
il quale, tra gli anni 2001 e 2008, ha prodotto una serie di dati scientifici di grande utilità e visitabili al sito:
http/www.googas.ov.ingv. it

La comprensione del meccanismo di degassamento del Mantello, il passaggio attraverso la crosta, il contributo alla deformazione crostale e alla generazione di terremoti, è il principale obbiettivo delle Scienze della Terra nella Nostra Penisola e merita grande attenzione.

Quindi, si può affermare che il comprensorio di Oliveto Citra con le sue “MOFETE” rappresenta un promettente laboratorio naturale verso una migliore definizione tra variazioni geochimiche e attività sismica.

Dr. Geologo Marzia Spera