Comune di Oliveto Citra

Gli Illustri

La Pro Loco di Oliveto Citra sensibile alle tematiche culturali, ha inteso ricercare e far rivivere alcuni personaggi illustri, che hanno lasciato un segno non solo nella comunità olivetana ma anche nella politica e nell’economia dell’intera Italia Meridionale.

Il Comune di Oliveto Citra ringrazia i giovani della pro-loco per la gentile concessione del materiale riportato in questa pagina.

GIOVANNI BARONE DI OLIVETO

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Vissuto agli inizi del XIV secolo, quando, da qualche anno appena, era stata conclusa la guerra del "Vespro", finita con la resa di Carlo II d’Angiò e con la cessione della Sicilia agli Aragonesi. Si presenta come figura cavalleresca: armato, vestito di tunica, ed oltre all’armatura rigida del petto, calzava la testa con l’elmo chiuso pesante e incomodo. La spada e la doga sono legate a due catene d’argento, affibbiate nella cintura stretta in vita. I cavalieri di questa epoca migliorarono l’armatura: calzando ancora la maglia come cosciale, ma cominciarono ad adottare il ginocchietto, la gambiera e la scafo con gli speroni tenuti da legacci affibbiati in cuoio.

 

 

 

 

 

CAMILLO BORRELLI

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il famoso giurista di Oliveto che, al dire di Giustiniani, "vi nacque intorno 1505, e non v’ha dubbio che meritasse un luogo di distinzione tra gli scrittori del nostro foro napoletano, avendo saputo raddolcir il rigor delle leggi, colle grazie dell’erudizione". Sicuramente vestì secondo una comune moda rispettata dall’intera classe come forense, come i coevi Follerio e Pisanelli raffigurati nelle statue dei rispettivi monumenti funebri nella chiesa francescana di S. Lorenzo in Napoli. Indossava un abito ad altezza del ginocchio abbottonato e con maniche corte appena sbuffate su una camicia, con calze poste sotto ad un pantaloncino, a volte della stessa lunghezza dell’abito. Mentre il tutto si ricopriva di una toga, e non sempre portavano un cappello.

 

 

 

 

 

MICHELE BLANCH

Michele_Blanck.jpg (36537 bytes)fu barone di Veglia in Terra d’Otranto e di Oliveto in Principato Citra. Egli apparteneva ad una famiglia nobile di Barcellona in Catalogna di Spagna che grazie ad un suo nipote di nome Mario, nato dal figlio Francesco, fu ascritta all’Ordine Gerosolimitano di Malta dal 1587. Il Blanch visse a Napoli, capitale del viceregno spagnolo ed ivi fu seppellito nella chiesa dell’Ordine dei Predicatori in S. Domenico Maggiore. Quale ascritto al ceto nobiliare di prim’ordine vestiva di farsetto, cioè del corpetto imbottito, indossato su una camicia riccamente merlettata a i polsi e bottonata d’oro. L’enorme colletto inamidato e flessato, il cappello conico con una piuma di struzzo, i pantaloni sbuffati sopra della calze aderenti, una elegante spada col manico pomettato d’oro tenuta da un cinturino stretto in vita e il mantello corto davano al personaggio una forte eleganza e una rigidità nell’aspetto.

 

 

 

 

 

ROBERTA DI LIGRU'

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Consorte di Michele Blanch pur nella sua bellezza vestiva in modo di rigorosa osservanza religiosa; l’abito ricco nell’insieme non doveva evidenziare le forme del corpo. Il corpetto strettissimo in vita su larghe gonne lunghe sino a terra era riccamente ricamato; il colletto inamidato e flessato al collo contribuisce maggiormente a connotarla nella severità; i polsini e il fazzolettino sono merlettati ed un sottile velo copre appena il capo, impreziosito da perline.

 

 

 

 

 

 

FRA GIOVANNI DA OLIVETO

Fra_Giovanni.jpg (29914 bytes)Al secolo Gregorio Sarro, morì in concetto di santità nel convento di S. Maria di Avigliano di Campagna nel 1780 all’età di 86 anni. Dedicò la propria vita al pieno concetto di S. Francesco di Assisi e compì il suo ultimo prodigio il 26 luglio 1780; qualche ora dopo la sua morte il medico di Campagna Giovanni Faracca produsse due fori nel braccio destro di fra Giovanni per un intervento di imbalsamazione del corpo ma da esso iniziò ad uscire del sangue che miracolosamente continuò il suo flusso per altre dodici ore. Per lo straordinario evento corsero molti campagnesi a raccogliere su fazzoletti la materia ematica per conservarla come reliquia. L’abito di fra Giovanni è quello francescano e viene raffigurato guardante un crocifisso tenuto con la mano destra, sul cui braccio sono visibili due fori e con l’altra una frusta per l’espiazione delle pene corporali.