08 maggio 2007

Premio Sele d'Oro 2007 - Pubblicato il bando di concorso


Scadenza 30 giugno 2007

PREMIO SELE D’ORO MEZZOGIORNO 2007

BANDO DI CONCORSO


L’ Ente Premio Sele d’Oro e il Comune di Oliveto Citra (SA), con il patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Salerno, della CCIAA di Salerno, della Fondazione Sichelgaita


INDICONO


La XXIII edizione del “PREMIO SELE D’ORO MEZZOGIORNO”, articolato nelle sezioni- SAGGI - EUROMED (per i saggi inediti)- GIORNALISMO (intitolato alla memoria del giornalista Michele Tito)- BONA PRAXIS (dedicato ai progetti di sviluppo)- IMPRENDITORIA GIOVANILE.


Maggiori informazioni sul sito www.seledoro.it

07 maggio 2007

I° Convegno Regionale di Speleologia




I° Convegno Regionale di Speleologia
Oliveto Citra (SA) 1-2-3 giugno 2007


Perché il Convegno?
L’attività speleologica in Campania, grazie al contributo di numerosi gruppi regionali e nazionali, ha spesso avuto difficoltà a documentare e divulgare i risultati esplorativi conseguiti spesso pubblicati e diffusi su una molteplicità di periodici e/o di relazioni inedite talora difficilmente reperibili e consultabili.Tutto ciò ha portato non solo ad una difficoltà nello studio bibliografico delle cronache esplorative pregresse, ma ha anche portato, talora, ad una vera e propria perdita di memoria storica per le giovani generazioni di speleologi campani che negli ultimi anni si sono affacciati su questa realtà.La nascita della Federazione Speleologica Campana è in parte frutto anche di questa presa di coscienza a livello regionale e la istituzione di un Centro di Documentazione Regionale della Speleologia in Campania vuole appunto rappresentare un primo importante passo nel tentativo di arrestare questa emorragia di informazioni storiche, esplorative e scientifiche.Il recente progetto di informatizzazione dei dati catastali delle grotte della Campania ed il relativo volume “Grotte e speleologia della Campania”, realizzati a seguito di appalto concorso bandito dall’Assessorato al Governo del Territorio della Regione Campania, hanno ancora più manifestamente fatto toccare con mano agli speleologi campani questa drammatica realtà.È per questi motivi, quindi, che nasce la volontà di realizzare un Convegno di speleologia in Campania.L’intento chiaro è che tale occasione, che confidiamo possa tradursi in un appuntamento periodico nel calendario delle manifestazioni speleologiche italiane, possa rappresentare un punto di riferimento per tutti coloro compiano studi, esplorazioni e ricerche nel mondo sotterraneo della nostra regione.Un Convegno che sappia mettere in comunicazione e in sintonia tutta la comunità speleologica che opera e che ha operato in Campania, ma anche un Convegno che sappia mettere in comunicazione la speleologia con le Comunità locali e con le Amministrazioni che si occupano di pianificazione territoriale.La manifestazione, che si terrà l’1-3 giugno 2007, è organizzata dalla Federazione Speleologica Campana, dal Gruppo Speleologico Natura Esplora, che con l’occasione festeggia il decennale della sua fondazione, e dal Comune di Oliveto Citra (SA) che la ospiterà.Oltre alla presentazione di lavori speleologici, vi saranno stand espositivi, proiezioni di filmati a tema speleologico ed escursioni.

04 maggio 2007

Antonio Gramsci


INDIFFERENTI
Odio gli indifferenti.
Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani.”Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti!

Antonio Gramsci