
Le prime
indagini archeologiche sul territorio di Oliveto Citra - stimolate
dai continui rinvenimenti di materiale sporadico nelle località Turni,
Civita, Vazza e Isca -, iniziarono con una breve campagna di scavi nel
1928
nel
Questa località, situata a circa
La
prima vera campagna di scavo fu eseguita da B. D’Agostino nel
Ci
furono, poi, negli anni ’
Le testimonianze archeologiche di Oliveto Citra sono distribuite in diverse contrade del suo territorio: Turni, Civita, Vazza, Isca, Puceglia, Aia Sofia, Cava dell’Arena, Fontana Volpacchio. Tranne che per Civita, si tratta generalmente di necropoli collocate in un arco cronologico che va dalla fine dell’VIII al IV sec. a.C.
I corredi più antichi sono stati restituiti dalla località Turni e contengono, oltre a vasi d’impasto, una notevole quantità di bronzi, tra i quali il tipico bracciale ad arco inflesso.
Nelle altre località e nella stessa Turni sono attestati ritrovamenti di epoca più recente con la comparsa anche di materiale d’importazione: bucchero, coppe a vernice nera. Vi sono, inoltre, pendagli d’ambra e vasi a decorazione fitomorfa.
I corredi del IV sec. a.C. si addensano soprattutto nelle contrade di Aia Sofia e Cava dell’Arena: in essi non è più presente il materiale tipico della cultura di “Oliveto-Cairano” e la loro composizione non si discosta di molto da quella dei corredi tombali contemporanei testimoniati nella Campania sannitizzata.
La distribuzione dei ritrovamenti è in punti diversi e su un’area molto vasta del territorio, questo potrebbe far pensare, per un’epoca più antica, ad un tipo di insediamento per villaggi.
Probabilmente queste genti giungevano dai Balcani e forse anche dalla Macedonia, giacché ultimamente si è notato che il materiale ceramico restituito dai centri protostorici della Macedonia è simile a quello dei centri della “cultura di Oliveto-Cairano”. Le prime testimonianze archeologiche di queste popolazioni provengono dai siti che gravitano intorno all’Ofanto, quali Cairano, Calitri. Bisaccia, Morra De Sanctis; in seguito, verso la fine dell’VIII sec. a.C. le genti di Oliveto-Cairano si spostarono verso il Tirreno, nei centri che gravitavano intorno al Sele, quali Montecorvino Rovella e Oliveto appunto.
Sono state ritrovate donne di Oliveto-Cairano sepolte in necropoli, insieme a uomini e bambini, di Eboli, Pontecagnano, Pitecusa, ciò presuppone che non si trattava di semplici scambi matrimoniali, ma di inserimenti stabili in altre comunità. Si ebbero, quindi, contatti sia con i Greci sia con gli Etruschi e ciò è evidente nella presenza di una notevole quantità di materiale tipico di queste popolazioni.
I corredi tombali del IV sec. a.C. di Oliveto sono simili a quelli di altri centri della Campania sannitizzata, segno che anche il sito di Oliveto partecipò al fenomeno della “Sannitizzazione della Campania”, che si ebbe nel corso della seconda metà del V sec. a.C.
Gli ornamenti personali, per lo più femminili, rivestono un notevole interesse
soprattutto per stabilire contatti fra le varie aree e culture, cui gli
oggetti
stessi fanno riferimento. Rientrano, inoltre, fra gli elementi distintivi della
cultura di “Oliveto –Cairano”, i tipici orecchini di bronzo a doppio filo e a
spirale e il bracciale ad arco inflesso, sempre in bronzo, in alcuni casi
decorato da una serie di tratti obliqui.
Di particolare rilievo, sempre tra i monili sono le ambre, fra cui la collana composta da vaghi di forma rettangolare.
dott.ssa Maria Rosaria Coglianese