La ricerca archeologica ad Oliveto Citra

 

Le prime indagini archeologiche sul territorio di Oliveto Citra - stimolate

dai continui rinvenimenti  di materiale sporadico nelle località Turni,

Civita, Vazza e Isca -, iniziarono con una breve campagna di scavi nel

1928
, durante la quale si misero in luce numerose sepolture; l’anno dopo,

nel 1929, furono rinvenute altre tombe ancora in contrada Turni.

Questa località, situata a circa 3 km dall'abitato di Oliveto, ha restituito finora più sepolture. Nel 1951 un ulteriore breve intervento portò alla luce altre sei tombe a fossa in contrada Aia Sofia, mentre di alcune tombe a cassa e a cappuccina in tegole della contrada Cava dell’Arena si recuperarono i materiali, ma non le associazioni tombali; lavori agricoli eseguiti nella contrada Fontana Volpacchio consentirono, sempre nel 1951, lo scavo di altre quattro tombe a fossa.

La prima vera campagna di scavo fu eseguita da B. D’Agostino nel 1961 in contrada Turni nella proprietà di G. Rufolo, cercando di portare chiarezza alle indagini degli anni precedenti.

Ci furono, poi, negli anni ’70 e ’80 piccoli saggi della Soprintendenza di Salerno.

Le testimonianze archeologiche di Oliveto Citra sono distribuite in diverse contrade del suo territorio: Turni, Civita, Vazza, Isca, Puceglia, Aia Sofia, Cava dell’Arena, Fontana Volpacchio. Tranne che per Civita, si tratta generalmente di necropoli collocate in un arco cronologico che va dalla fine dell’VIII al IV sec. a.C.

I corredi più antichi sono stati restituiti dalla località Turni e contengono, oltre a vasi d’impasto, una notevole quantità di bronzi, tra i quali il tipico bracciale ad arco inflesso.

Nelle altre località e nella stessa Turni sono attestati ritrovamenti di epoca più recente con la comparsa anche di materiale d’importazione: bucchero, coppe a vernice nera. Vi sono, inoltre, pendagli d’ambra e vasi a decorazione fitomorfa.

I corredi del IV sec. a.C. si addensano soprattutto nelle contrade di Aia Sofia e Cava dell’Arena: in essi non è più presente il materiale tipico della cultura di “Oliveto-Cairano” e la loro composizione non si discosta di molto da quella dei corredi tombali contemporanei testimoniati nella Campania sannitizzata.

La distribuzione dei ritrovamenti è in punti diversi e su un’area molto vasta del territorio, questo potrebbe far pensare, per un’epoca più antica, ad un tipo di insediamento per villaggi.

Probabilmente queste genti giungevano dai Balcani e forse anche dalla Macedonia, giacché ultimamente si è notato che il materiale ceramico restituito dai centri protostorici della Macedonia è simile a quello dei centri della “cultura di Oliveto-Cairano”. Le prime testimonianze archeologiche di queste popolazioni provengono dai siti che gravitano intorno all’Ofanto, quali Cairano, Calitri. Bisaccia, Morra De Sanctis; in seguito, verso la fine dell’VIII sec. a.C. le genti di Oliveto-Cairano si spostarono verso il Tirreno, nei centri che gravitavano intorno al Sele, quali Montecorvino Rovella e Oliveto appunto.

Sono state ritrovate donne di Oliveto-Cairano sepolte in necropoli, insieme a uomini e bambini, di Eboli, Pontecagnano, Pitecusa, ciò presuppone che non si trattava di semplici scambi matrimoniali, ma di inserimenti stabili in altre comunità. Si ebbero, quindi, contatti sia con i Greci sia con gli Etruschi e ciò è evidente nella presenza di una notevole quantità di materiale tipico di queste popolazioni.

I corredi tombali del IV sec. a.C. di Oliveto sono simili a quelli di altri centri della Campania sannitizzata, segno che anche il sito di Oliveto partecipò al fenomeno della “Sannitizzazione della Campania”, che si ebbe nel corso della seconda metà del V sec. a.C.

Gli ornamenti personali, per lo più femminili, rivestono un notevole interesse soprattutto per stabilire contatti fra le varie aree e culture, cui gli oggetti stessi fanno riferimento. Rientrano, inoltre, fra gli elementi distintivi della cultura di “Oliveto –Cairano”, i tipici orecchini di bronzo a doppio filo e a spirale e il bracciale ad arco inflesso, sempre in bronzo, in alcuni casi decorato da una serie di tratti obliqui.

Di particolare rilievo, sempre tra i monili sono le ambre, fra cui la collana composta da vaghi di forma rettangolare.

dott.ssa Maria Rosaria Coglianese